Perché l’approccio può cambiare il risultato finale

Pubblicato il: 30.09.2017

 

 


Quando ci troviamo a crescere dei figli, a gestire un team, ad allenare una squadra, oppure ad insegnare, in generale tutte quelle volte che trasmettiamo delle nozioni, spesso capita che si confonde il significato della parola “educare”.

Secondo il dizionario Garzanti la definizione è “formare con l’insegnamento e con l’esempio […]” e ancora “Guidare, condurre a un conveniente livello di maturità sul piano intellettuale e morale”.

“Formare con l’insegnamento e con l’esempio”, “Guidare”. Colui che ci guida è probabilmente quella persona che ci porta da un punto iniziale A ad un punto finale B e che lungo questo percorso ci fornisce le informazioni che secondo la sua esperienza, e da chi lui stesso ha imparato, sono le più adatte. Il problema è che il limite tra trasferire unicamente le nozioni per ampliare lo spettro di conoscenze o degli strumenti e trasmettere anche le nostre credenze e i nostri limiti, è molto sottile.

Al giorno d’oggi si richiede sempre di più alle persone qualità come proattività, intraprendenza, flessibilità e adattamento, il problema è che i limiti mentali sono barriere estremamente solide per queste qualità.

Ogni volta che si rimprovera in modo distruttivo, ogni volta che diamo feedback mal costruiti, ogni volta che imponiamo un nostro pensiero o modo di agire, ogni volta che etichettiamo qualcosa, si chiudono le porte della libertà dell’apprendimento e della creazione.

Il video allegato, dal titolo “The cloudy lesson” realizzato da Yezi Xue, parla della relazione tra nonno e nipote in una fase di apprendimento.

Cosa ci può insegnare questa storia?

1. Esistono molti modi di agire

Dare gli attrezzi per lavorare e indirizzare verso la via migliore è corretto, e in certe occasioni è giusto trasmettere un processo da seguire alla lettera. Proviamo ad immaginare una persona che impara a guidare e decide di schiacciare prima il pedale dell’acceleratore e poi la frizione, avrebbe dei problemi. Ma, pensare che per ogni cosa ci sia un processo perfetto da seguire è sbagliato. Pensiamo a tutti i lavori artistici e creativi. Possiamo insegnare le note musicali, ma dovremmo lasciare che la melodia venga composta a piacimento del musicista. Accettiamo che ognuno è diverso da noi.

 

2. Un errore può essere un’opportunità

Winston Churchill, ex primo ministro del Regno Unito, ha detto: “Il successo non è definitivo e l’insuccesso non è fatale. L’unica cosa che conta davvero è il coraggio di continuare.”

Molto spesso le persone etichettano gli errori come fallimenti, o catastrofi dai quali non ne usciremo più, ma se riuscissimo ad avere il coraggio di continuare potremmo sorprenderci dalle occasioni che si possono presentare.